Ferento-Il teatro romano

Ma a Ferento il monumento più grandioso è il teatro. Al suo meglio dev’essere stato un edificio davvero imponente; anche adesso, nonostante i venti giochino liberi tra i suoi archi aperti, le sue rovine sono assai maestose, il vantaggio della posizione ad aumentarne l’effetto sui sensi. Si erge infatti sul ciglio di un precipizio, sovrastando un pittoresco crepaccio boscoso, tra solitudine, rovina e desolazione, dove per secoli l’uomo ha lasciato intatte le abitazioni del falco, del gufo, del pipistrello, della vipera, della lucertola, e dove oggi il suo piede e la sua mano raramente levano echi – con il pianoro aperto su ogni lato, l’oscura e lugubre massa del Cimino di fronte, la prominente cima di Montefiascone alle spalle, e la catena nevosa dell’appennino umbro all’orizzonte.

G. Dennis, The cities and the cemeteries of Etruria

A 8 km da Viterbo, sulla provinciale Tiberina, con una deviazione a destra di circa 1,5 km si raggiunge il sito della splendidissima civica romana di Ferento, in posizione panoramica su un pianoro di tufo già frequentato in epoca etrusca.
Il teatro, ancora usato per spettacoli estivi, è il monumento più imponente e giustamente celebre. Ventisette arcate a tutto sesto in opera quadrata di peperino contenevano la parte superiore della cavea, purtroppo non conservata; la parte inferiore sfrutta invece il pendio naturale, con tredici gradoni scavati nella roccia, oggi quasi tutti di restauro. La scena, con base in opera quadrata di tufo e alzato in laterizio, articolata dalle canoniche tre porte e da una serie di nicchie per sculture, era rivestita di marmi bianchi e colorati. L’orchestra conserva il lastricato in peperino ed è separata dal pulpitum, su cui recitavano gli attori, da un ampio fossato (hyposcaenium) per l’alloggiamento dei macchinari scenici, evidentemente molto sviluppati.
La costruzione risale al I secolo d.C., in età giulio-claudia, con un importante rifacimento nel II secolo d.C. quando, fra l’altro, la fronte-scena fu ricostruita in laterizio e ornata con colonne in marmo cipollino e granito e con alcune statue ora esposte nel Museo Nazionale di Viterbo.
In età tardo antica il teatro perse la sua funzione, ma non fu mai completamente interrato: trasformato nel Medioevo in una fortificazione, fu studiato nel XVI secolo da architetti come Baldassarre Peruzzi, Sebastiano Serlio e Antonio da Sangallo il Giovane, e visitato nel XIX secolo da George Dennis.

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