Le necropoli

illustrazione tumulo etrusco visitetruria

Nella civiltà villanoviana, tra il X e il IX secolo a.C., i morti venivano bruciati e le loro ceneri erano raccolte in vasi di bronzo o ceramica, che venivano poi interrati. Solo successivamente si diffuse l’uso dell'inumazione.

I morti erano sempre sepolti insieme ad alcuni oggetti di corredo che si pensava potessero servire loro nell’Aldilà, dove si presumeva che continuassero a vivere una vita simile a quella terrena. Secondo le credenze etrusche, tali corredi avevano sia una funzione pratica, perché gli oggetti che ne facevano parte erano strumenti utili, sia un’importanza simbolica, perché dovevano “dire qualcosa del defunto”; gli oggetti indicavano infatti il sesso e le occupazioni della persona con cui erano sepolti, le sue passioni, i suoi affetti, il suo status sociale e la ricchezza della famiglia alla quale apparteneva. Strumenti per la filatura e kit per il trucco erano così deposti nelle sepolture femminili, armi in quelle maschili, oggetti per il banchetto nei corredi funebri di entrambi i sessi e i giochi accompagnavano le sepolture infantili. La presenza di questi oggetti ci permette oggi di ricostruire almeno in parte quale dovesse essere l’aspetto degli Etruschi, il loro modo di vestire, gli strumenti che utilizzavano e le occupazioni che svolgevano.

illustrazione tombe a dado etrusche visitetruria


In Etruria le tombe non erano quasi mai isolate, ma venivano riunite nelle necropoli, vere e proprie “città dei morti” organizzate come quartieri cittadini, con strade interne su cui si affacciavano gli ingressi delle tombe, realizzate come abitazioni, dalle forme diverse a seconda dei periodi storici e delle zone in cui sorgevano. 
C’erano principesche tombe “a tumulo” (VII secolo a.C.), costruite in pietra con corridoio di accesso e camera interna, coperte da una collinetta artificiale di terra di forma circolare; “tombe a dado” (metà VI-II sec. a.C.), rassomiglianti a piccole casette di forma cubica, sempre dotate di camera interna; tombe scavate nella roccia, con ingresso e articolazione interna; infine semplici tombe che consistevano in buche nel terreno. Una stessa necropoli poteva raccogliere tombe di stili ed epoche diverse, a volte associate a luoghi di culto: santuari e templi, ma anche semplici altari per celebrare i morti, costruiti sulla cima dei tumuli, a cui si accedeva mediante imponenti scalinate. Nell’Etruria settentrionale gli spazi interni delle tombe apparivano più spogli e austeri, mentre quelli dell’Etruria meridionale erano di solito riccamente decorati. La necropoli della Banditaccia a Cerveteri e quella dei Monterozzi a Tarquinia sono probabilmente, la prima per le architetture, la seconda per le pitture, le più importanti necropoli conosciute.

 

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