Il banchetto etrusco

Nelle case aristocratiche etrusche si consumavano lauti banchetti.

Le riserve alimentari, formate in prevalenza da cereali e legumi, riposavano in grandi orci ceramici. I bracieri, collocati accanto alla mensa, mantenevano calde le pietanze, riposte nelle olle.

In tavola si servivano minestre di farro e piatti di lenticchie, ceci e fave, carni di animali domestici e cacciagione, in particolare cervi e cinghiali (meno frequente era il pesce), pani e focacce, latte e formaggio.Il sapore delle pietanze era esaltato da olio d’oliva, miele e grassi, contenuti in vasetti. Al vino, conservato nelle anfore e servito in tavola nelle brocche in ceramica o in metallo, si aggiungevano miele, spezie e formaggio grattugiato.


Illustrazione di Alessandro Bartoletti

illustrazione simposio etrusco visitetruria

 


Dal VI secolo a.C. la moda orientale del mangiare sdraiati sostituì quella del “mangiare seduti”, mentre le delizie della mensa erano ancora sottolineate dalle melodie del flauto e della cetra. Alle carni di bue, pecora, maiale si affiancavano quelle di anatra e daino, condite con salse e spezie finemente triturate con macine e pestelli. Ai preparati di grano e di orzo, alle focacce di farine di cereali e di legumi e ai formaggi gustati con il miele, si associavano le uova e la frutta secca. Grappoli d’uva e melagrane adornavano la tavola e completavano il pasto.

Il Simposio, il momento finale del banchetto dedicato al consumo del vino, presso gli Etruschi era aperto anche alle mogli degli aristocratici, con le quali i mariti intrattenevano rapporti affettuosi e coinvolgenti, a differenza dei greci e dei romani che invece, nei simposi, erano soliti accompagnarsi alle etère. Il simposiasta giaceva semisdraiato sulla klìne con il gomito sinistro appoggiato al cuscino e il vino veniva versato dall’oinochòe (la brocca) nel cratere, e miscelato con acqua a seconda della gradazione e dell’aroma. La miscela così ottenuta poteva essere riscaldata o raffreddata inserendo al centro del vaso lo psyktèr contenente acqua calda o neve. Dirigeva la cerimonia il simposiarca, che dopo una libagione dava il via alle operazioni del bere. In un’atmosfera profumata da essenze bruciate negli incensieri, la riunione era accompagnata da recitazioni e canti, esibizioni e giochi. Uno dei giochi più famosi era il kòttabos, che consisteva nel colpire con l’ultimo sorso di vino rimasto nella kylix, lanciato con un abile movimento di polso, un piattino posto su un’asta metallica, facendolo cadere sul disco inserito al centro del’asta; al vincitore spettavano premi gastronomici come uova, dolcetti, frutta, oppure favori sessuali.

 

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