Museo Nazionale di Vulci

La visita al Museo offre l’opportunità di conoscere meglio il contesto storico, economico e culturale in cui si collocano i monumenti provenienti dall’area delle città e nelle necropoli. 


Fotografia di Paolo Nannini

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Fra i corredi funerari che, al piano superiore, documentano la composita cultura di Vulci tra gli inizi dell’età Orientalizzante e l’epoca romana, un’attenzione particolare merita la ricca Tomba della Panatenaica, sepolcro a tre camere scoperto nel 1960 nella Necropoli dell’Osteria. In uso dagli anni finali del VII a tutto il VI secolo a.C. e riferibile a più deposizioni, il monumento, sebbene violato in antico, ha restituito un corredo che oltre a una finissima fibula (spilla) d’oro, accoglie un gran numero di vasi importati da diversi centri del Mediterraneo o prodotti da botteghe locali. Le fabbriche greco-orientali, attive fra la fine del VII e i primi decenni del VI secolo a.C. nelle isole e nei centri greci dell’Asia Minore, sono rappresentate da una grande coppa “ionica” e da un gruppetto di piccoli recipienti, dei quali uno configurato a gamba umana, un altro ad anitra, destinati, come quello a lepre morta, ma di fabbrica corinzia, e altri a forma di cerbiatto, di produzione etrusca, a contenere olii ed essenze profumate. Ben più numerosi i recipienti, di forme chiuse e aperte, funzionali al banchetto. Importate da Corinto e databili ai primi decenni del VI secolo a.C., sono alcune ceramiche con caratteristici fregi zoomorfi, alle quali si affianca un gruppo di vasi etrusco-corinzi: ispirati agli esemplari di importazione, questi ultimi sono espressione di un artigianato specializzato che intorno al 630 a.C. si sviluppò nel centro su impulso di un maestro corinzio immigrato e con successo si protrasse per più generazioni, trovando diffusione ben oltre i confini dell’Etruria.


 Fotografia di Paolo Nannini

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Le produzioni greche di Atene, per le quali Vulci rappresentò uno dei più fiorenti mercati, sono presenti in consistenti percentuali nel cui ambito predominano vasi in ceramica decorati nella tecnica a figure nere per lo più della seconda metà del VI secolo a.C. Spiccano fra gli altri due grandi anfore: l’una, con rappresentazione su entrambi i lati del celebre mito della nascita di Atena armata, dalla testa di Giove; l’altra, che dà nome alla tomba, di tipo panatenaico. Ambito premio di gare atletiche, questa presenta su un lato Athena pròmachos (combattente, in assalto) fra due colonne sormontate da galli, sull’altro una gara di corsa fra quattro efebi. Una raffinata coppa decorata con rare scene forse di contenuto pedagogico documenta, infine, la prima produzione attica (di Atene) in ceramica decorata nella tecnica a figure rosse. Completa la ricca rassegna una folta rappresentanza di vasi di bucchero, di forme e decorazioni diverse.

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