La lastra dei Cavalli Alati

Capolavoro della coroplastica etrusca, la grande lastra di terracotta, ornata ad altorilievo con una coppia di cavalli alati scalpitanti e nervosi, decorava la testata di uno dei grandi travi del frontone del tempio dell’“Ara della Regina”, il più grande edificio sacro etrusco ad oggi conosciuto e i cui resti imponenti sono tuttora visibili sul pianoro della Civita, dove sorgeva l’antica città di Tarquinia.
È qui che il 3 settembre 1938, nel corso degli scavi condotti da Pietro Romanelli, in corrispondenza dell’angolo anteriore sinistro del grande tempio, affiorarono i frammenti (un centinaio) dell’altorilievo. Rapidamente e sapientemente restaurato nel Museo di Tarquinia, il gruppo vi venne esposto già alla fine di ottobre. Alta 115 centimetri e larga 125, la lastra presenta il margine superiore tagliato obliquamente a ricalcare l’inclinazione dello spiovente sinistro del triangolo frontonale dell’edificio sacro. I cavalli, volti a sinistra, le froge dilatate, la bocca semiaperta e i nervi delle gambe, del petto e del collo tesi per lo sforzo, vibrano impazienti pronti a spiccare il volo. Ricca è la bardatura, con le cinghie per i morsi nella bocca e un collare impreziosito con bulle intorno al collo. Gli animali erano originariamente aggiogati a una biga come dimostra la presenza del timone, biga che doveva decorare una seconda lastra affiancata sulla destra, andata purtroppo perduta. Un tratto delle redini – nascosto alla vista dell’osservatore – è conservato tra il primo e il secondo cavallo. La scultura era arricchita da una vivace policromia (giallo, marrone, rosso, nero) ed era fissata alla testata del grande trave ligneo con numerosi chiodi di bronzo.


Fotografia di Massimo Pianigiani

lastra dei Cavalli Alati visitetruria

 


L’artista tarquiniese che plasmò agli inizi del IV secolo a.C. l’altorilievo mostra una perfetta conoscenza delle forme classiche della scultura greca della fine del secolo precedente, ma evidenti sono anche gli elementi formali che lo legano alla tradizione etrusca locale.
Ignoriamo a quale o a quali divinità il grande tempio cittadino fosse dedicato e non conosciamo il soggetto della decorazione in terracotta del grande frontone, ma è probabile che esso dovesse ricollegarsi in qualche modo alle mitiche origini della città attraverso la biga, tirata dai cavalli alati, montata da una divinità: forse da Herkle (Ercole), eroe progenitore del nomen etrusco, immortalato nel momento della sua apoteosi tra gli dèi dell’Olimpo.

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